Camillo Benso conte di Cavour,  (Torino 1810-1861), statista piemontese e primo ministro del Regno d'Italia; fu uno dei principali protagonisti del Risorgimento italiano.

Nel 1859 riuscì a rendere operative le clausole degli accordi di Plombières, costringendo l'Austria a dichiarare guerra al Piemonte: iniziate nell'aprile del 1859, le operazioni militari franco-piemontesi della seconda guerra d'indipendenza portarono alla liberazione della Lombardia dal dominio austriaco, mentre contemporaneamente sorgevano, ispirati da Cavour, movimenti annessionistici in Toscana, a Modena, a Parma e nelle Legazioni pontificie. L'improvvisa decisione presa da Napoleone III di ritirarsi dal conflitto, che condusse all'armistizio di Villafranca    (11 luglio 1859) tra Austria e Francia, provocò la reazione di Cavour, che si dimise da presidente del Consiglio.

 

  La Francia e l'indipendenza polacca di C. Cavour

La dura schiavitù sofferta dalla Polonia, i lunghi martirii che straziarono tanti generosi suoi figli, destano le simpatie di tutti gli amici dell'umanità, di tutti coloro cui è cara la causa del progresso e dell'umanità, e fanno nascere in tutte le nazioni civili, un irresistibile desiderio di cooperare alla sua redenzione.
Questo desiderio è per altra parte pienamente conforme ai dettami della prudenza politica la più volgare, la quale consiglia all'Europa occidentale di ristabilire la nazionalità polacca, come il solo antemurale contro il moto lentamente invasore della potenza moscovita.
Guai a noi, se l'Europa occidentale non fa in modo, in non lontano avvenire, di ricostituire dalla Vistola al Niemen un regno slavo liberale, che serva d'antemurale al regno slavo assolutista. Guai a noi, se gli slavi della Polonia, stanchi di sospirare inutilmente la perduta loro patria, si riconciliassero pienamente cogli slavi della Russia, congiungendosi sotto la bandiera già innalzata del panslavismo. Giacché in allora gravi pericoli sovrasterebbero alle contrade, sedi della civiltà. La prima parte della terribile profezia del prigioniero di Sant' Elena sarebbe per compiersi, e l'Europa correrebbe il rischio di esser fatta cosacca prima del volgere del secolo.
Non vi è sentimento più naturale, più legittimo di quello che spinge i popoli liberi a cooperare colle armi al risorgimento della Polonia. Quindi non possiamo che far plauso ai francesi, quando dimostrano si vivo desiderio di combattere per questa santa causa, anelando di andare all'incontro di tutti i pericoli, di tutti i sacrifizi d'uomini e di danari, che si dovrebbe trar seco una così terribil guerra.
Ma è egli possibile che il Governo francese attuale, senza tradire ai più sacri suoi doveri, ceda ad un tale desiderio e proclami immediatamente, come lo pretendevano le turbe furenti che violarono la maestà dell'Assemblea nazionale, una crociata contro la Russia per liberare la Polonia? Una tale determinazione invocata tuttora da spiriti ardenti, ma inconsiderati, sarebbe funestissima ai destini della Francia, contraria eziandio ai veri interessi della causa polacca. La Francia, lo riconosciamo, può, senza esporsi a gravi pericoli, dichiarare la guerra alla Russia. Ma questa dichiarazione tornerebbe inutile alla Polonia, se essa non si decidesse a dirigere un poderoso esercito sulle rive della Vistola.

 […]

Ma, nello stato attuale delle cose, non è presumibile che le mal congiunte membra del corpo germanico giungano ad intendersi per riunire le loro forze a quelle della Francia, e muovere concordi contro il gran colosso moscovita.
S'aggiunga che sgraziatamente gli spiriti, in questo punto, sono poco propensi alla causa polacca. Dopo la rivoluzione di Berlino il popolo si dimostrò ad essa molto favorevole. I prigionieri polacchi furono liberati, portati in trionfo; ed alle grida di viva la Germania andavano congiunte grida in onore della nazionalità della Polonia. Cedendo al voto popolare, il Ministero prussiano si affrettò di annunziare al ducato di Posen l'istituzione di un governo schiettamente polacco. Per mala sorte, gli abitanti di questa provincia, spinti da funesti consigli, eccitati dalle antiche gelosie, dagli odi inveterati contro le popolazioni di razza germanica stabilite in mezzo ad essi, si levarono a tumulto, inalberarono la bandiera dell'insurrezione e proclamarono una guerra sociale, una guerra di razze. Orrendi eccessi furono commessi. Le proprietà, gli averi della gente germanica furono saccheggiati e manomessi. Molti di essi furono barbaramente trucidati.
I disastri del ducato di Posen risuonarono in tutta l'Alemagna, ed eccitarono ovunque un'indegnazione acerba contro i polacchi.

[…]

 "L'odio il più deciso pei polacchi anima oggidì tutti i prussiani; nei clubs si predica apertamente una crociata contr'essi. I corpi volontari, che si erano ordinati per recarsi nel ducato di Schleswig, chieggono ora di muovere in aiuto dei germani oppressi nella Posnania dai polacchi.
"Per ora l'Alemagna non farà nulla per la Polonia. Intraprendere la ristorazione di quella nazione senza la Germania, è lo stesso che dichiarare la guerra".

[…]

 Giacché, convien ripeterlo, il sentimento che domina tutta la Germania, quello che, anche momentaneamente discorde, la farebbe tosto unita, sarebbe la sua nazionalità minacciata: se questa venisse dalla Francia provocata con ingiusta aggressione, tutti i partiti si unirebbero, tutte le differenze d'opinioni sparirebbero. Non vi sarebbe più che una sola opinione, un sol partito, quello dell'indipendenza nazionale.
Questi argomenti, toccati alla sfuggita, basterebbero a provare, come era nostro assunto, non potere ragionevolmente la Francia intraprendere per ora di liberare la Polonia col mezzo delle armi, se non vi fossero taluni che vedono un metodo di giungere a questo scopo senza violare la neutralità della Germania.
Questi consigliano alla Francia di scendere in Italia, di vincere l'Austria e quindi volgersi sulla Russia.

[…]

Quindi conchiuderemo col dire che il risorgimento della Polonia dipende dalla cooperazione della Germania; e quindi facciamo voti ardenti onde l'opinione pubblica europea s'adoperi ad eccitare quella nazione generosa a farsi capo della grande impresa destinata a porre un argine insuperabile al torrente barbarico che ci minaccia dal settentrione. Quando essa sarà costituita e forte, dimenticherà certamente i funesti eccessi, di cui alcune popolazioni polacche si resero colpevoli in un momento di delirio, per ricordarsi solo degli imprescrittibili ed irrefregabili titoli di quella infelice e magnanima nazione alle simpatie dei popoli europei, di quei della Germania in particolare.
Ma prima che quel dì non ispunti, prima che il segnale non venga dato dalla sponda del Reno, s'astenga, per amore istesso dei polacchi, la Francia dal provocare una guerra colla Russia, alla quale la Germania ricuserebbe di partecipare.

Camillo Benso conte di Cavour

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